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Una mostra che è anche un atto di denuncia: «Fotografi sempre più alle strette nel mondo dell'informazione»
Pubblicato: Aprile 25,2012
Il risvolto "nascosto" fra gli scatti di "All'opra, all'opra..."

Novara - Dietro a ogni scatto della mostra fotografica “All’opra, all’opra...”, che sarà allestita dal 1° al 31 maggio sotto i portici di via Rosselli, c’è una professione ma c’è anche un atto di denuncia, che per la prima volta diventa di dominio pubblico. Le immagini sono state realizzate da Mario Finotti, Fabio Antonelli, Camillo Balossini, Paolo D’Onofrio e Maurizio Tosi. «Siamo cinque fotografi che lavorano nei giornali locali – ha detto Finotti nel corso della presentazione, a cui era presene anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Alberto Sinigaglia – Ragioniamo come si evolve il nostro lavoro e non siamo certi felici: il nostro spazio è sempre più ridotto e il nostro lavoro non sempre viene valorizzato; spesso dobbiamo fare i conti con una concorrenza fatta di colleghi che in realtà sono degli “ibridi”. Ed ecco che questa mostra diventa anche un metaprogetto, realizzato per dimostrare attenzione a questo tema e per promuovere e sviluppare un modo di lavorare diverso». Il messaggio è chiaro: «La nostra professionalità esiste, è forte ed è giusto che venga valorizzata».

Un concetto che ha raccolto anche il segretario generale della Cisl, Carlo Colzani, nel proprio intervento. In un passaggio ha detto chiaramente: «Nell’immaginario comune si pensa che nei giornali lavorino persone agevolate, ma in realtà non è sempre così».

 È il fiduciario del sindacato Stampa Subalpina Massimo Delzoppo a illustrare il panorama occupazionale nel mondo dell’informazione: «La situazione in Piemonte è drammatica: ci sono televisioni che hanno chiuso e colleghi che hanno perso il posto di lavoro. Il problema tocca sia i giornalisti sia gli operatori»

Parole di autocritica verso la categoria sono arrivate anche dal presidente dell’Ordine Sinigaglia: «Il nostro mestiere ha bisogno più che mai di lavori ben fatti. Oggi i giornali vivono un momento pericoloso e difficile: da una parte la gente va sempre meno in edicola e con l’esplosione della Rete si rischia l’avvelenamento ideologico, che mina il diritto di informazione e di fronte a cui la gente non è sempre in grado di giudicare. Il pericolo più grosso è che le reti telematiche finiscano in mano a degli “orecchianti” e non a dei professionisti. Ecco perché l’Ordine, anche in vista della riforma, promuove dei corsi di formazione per le nuove leve e degli aggiornamenti per chi già lavora da tempo».

E sul fronte fotoreporter Sinigaglia chiosa: «Ormai c’è l’illusione che basti avere un telefonino, ma servono regole, sapienza tecnica es esperienza per fare il fotografo. Tutto il resto è pericoloso e diventa “giornalismo fai da te”, con il rischio grave di trovarsi di fronte a immagini che non sono veritiere. L’Ordine è sensibile al problema, anche sul piano della qualità che viene offerta agli utenti».

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