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I primi risalgono all’ XI secolo, mentre la loro espansione è datata al XII. Si è notato come i nuclei fortificati dell’area di pianura, diventando col tempo poco adatti a contenere la crescita demografica, si siano sviluppati attorno al ricetto. In altri casi andranno incontro a trasformazioni, oppure verranno abbandonati. Il ricetto veniva abbandonato anche nei casi in cui non era stata possibile un’ operazione di ampliamento, caso in cui venivano utilizzati come magazzini per i prodotti agricoli. Le particolarità del terreno determinavano spesso la scelta per la fondazione del sito: corsi d’acqua, rilievi, anse si rivelavano elementi importanti per “aiuto” alle stesse funzioni difensive. Facciamo qualche esempio. Per i ricetti del basso Monferrato e del Canavese, scopriamo che si sfruttarono le sommità di alture isolate, per trarre maggiormente beneficio dalle difese di cortina. Anche i declivi di collina si rivelavano importanti, per edificare i nuclei residenziali estremi sulla parte più alta, come nei casi di Albiano d’Ivrea e di Lerma. A Bolleno, Vialfrè e Magnano osserviamo che le mura definiscono costruzioni più allungate, per il fatto di essere ubicate in un zona montuosa. Per quanto riguarda i territori pianeggianti, scarsi di elementi naturali da sfruttare come difesa, si cercava di edificare il ricetto in prossimità di corsi d’acqua, le quali rientranze risultavano essere utili allo scopo. Ad esaltare questo sistema protettivo, concorrevano le “motte artificiali”, ossia dei rialzi dal terreno, come si può osservare nei casi di Mirabello Monferrato, Retorto, Leinì e Casalvolone. Le strutture difensive hanno come caratteristica comune la presenza di barriere esterne, cortine e torri. I fossati non si rivelano in realtà di grande importanza per la difesa, spesso terminanti con muri a scarpa, chiamati in Piemonte “barbacani”. Le cinte murarie erano costruite con materiali resistenti e le tipologie riscontate sono varie, adattandosi a seconda degli usi propri del luogo. I reperti più antichi erano formati da liti, non riscontrate però nell’area del basso Monferrato, che vennero sostituite nel tempo con materiale in laterizio. La cortina si presentava a doppio paramento, costituita cioè da due muri paralleli, in cui l’intercapedine veniva riempita con svariati materiali. I lavori di riassestamento prevedevano la sostituzione del paramento esterno con mattoni, mentre il paramento interno conservava l’aspetto originario dei liti antichi. Un calzante esempio ne sono i ricetti di Arborio e San Nazzaro Sesia. Da un punto di vista estetico, è presente in qualche sito una traccia di decorativo: a Ghemme, San Nazzaro Sesia, Carpignano Sesia e Vespolate. In particolare, erano in uso fasce di archetti di mattoni in rilievo e fasce di mattoni a scala, in concomitanza delle cortine murarie. Esempi simili di semplice fattura sono rintracciabili in edifici religiosi romanici, quali la Chiesa di Ognissanti e il campanile del battistero del Duomo, entrambi a Novara. Le tipologie di finestra a sesto acuto, con formelle decorate in cotto, sono visibili sempre a Ghemme e Carpignano Sesia. Queste hanno riscontro, in forme meno complesse, con altri edifici civili novaresi: nelle facciate di Casa Della Porta, Casa Rognoni, all’interno del cortile presso il Palazzo del Broletto ed anche nel castello di Cavagliano, a Bellinzago Novarese.
Miriam Giustizieri
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